L'Orvietana si gode la crescita in difesa di Alessandro Berardi, che vuol sognare con il calcio

All'Orvietana ci si gode Alessandro Berardi, centrale difensivo omonimo di uno dei portieri di riserva dell’Hellas pure lui dalla città eterna. A Orvieto è arrivato l’estate scorsa, inserendosi presto fra le scommesse vinte dal ds Severino Capretti. Delle qualità del giocatore, già emerse nei primi anni di serie D s’era persa traccia all’inizio della stagione 2023-2024. La causa? Un intervento chirurgico alla mandibola non completamente riuscito per far vivere al giovanotto un periodo travagliato fino alla primavera del 2024. Troppo in là per ritrovare la maglia da titolare, quindi, poche occasioni per farsi notare. Capretti, approfondita la conoscenza, puntò con convinzione sul passato del giocatore e sui pregi della persona. Alessandro, sul cui biglietto da visita c’è in bella vista il logo della Soc. Tor Tre Teste, scuola romana di alta formazione per il calcio, al termine del percorso nelle giovanili si accasa al Monterosi dove trova l’opportunità per partecipare alla vittoriosa cavalcata per la serie C quale fuori quota. Non gioca molto, almeno rispetto alle partite che disputerà l’anno successivo con l’Ostiamare. Fa, ancora meglio, la stagione dopo con la maglia del Trastevere che agguanta i play off della serie D. Nel campionato a seguire entra da over. La fortuna sembra voltargli le spalle con il già ricordato problema alla mandibola. Alessandro quand’è in campo parte subito affrontando chi gli si para davanti a muso duro, tanto per fissare le gerarchie. Atteggiamento che, solitamente, finisce per premiarlo. Precisamente, facendo un uso preciso della sua “faccia d’angelo” prende in contropiede gli arbitri che lo sanzionano raramente. E’ forte di testa, altrettanto nelle marcature. Parla di altri aspetti sui quali c’è ancora tanto da migliorare se vorrà vincere la scommessa fatta su stesso: salire fra i Prof. . Il modo di porsi sommato alla voglia di andare al risultato fanno crescere le probabilità di riuscita del suo percorso. Del resto, decidendo di fare il calciatore, sia il diploma di Geometra, ancora fresco di stampa, sia i testi scolastici sono finiti in un angolo. Era diventato geometra, inseguendo il progetto che lo avrebbe portato all’impiego nello studio tecnico di papà Massimiliano. Anche il genitore è tifoso della Juve nonostante radicate radici capitoline . A casa, la propensione del papà ad assecondare il progetto calcistico del figlio è abbastanza evidente; più controversa la posizione di mamma Viviana che mantiene il diploma sempre lustro e il cui pensiero guarda un po’ più lontano: “ Continua a consigliarmi di proseguire con gli studi universitari, affinché possa trovarmi con un titolo da spendere quando smetterò da giocare”. Alessandro, che ringrazia entrambi per il rispetto dimostrato verso la sua scelta di vita, cerca parole giuste che tranquillizzino la madre : “Stai serena, vedrai, presto lo farò”. La sorella più piccola, Eleonora, studentessa d’Economia, non s’intromette ma fa parte volentieri del gruppo che la domenica raggiunge Orvieto o altre località per seguire le partite. Da qualche mese si è aggiunta Carolina, universitaria, indossatrice, tifosa della Lazio. E’ fidanzata con Alessandro dall’estate scorsa. Saremo arrugginiti ma non fino al punto di non percepire quanto conti per lui la ragazza. Azzardiamo pure che, qualche sua parola indirizzerebbe subito il geometra verso le scelte che piacciono alla mamma. Per adesso, suo amico per più ore è Cristian (Esposito) compagno di stanza e nel gruppo dei maestri. Perché, quella di Orvieto, è la prima uscita di Ale dalla casa di famiglia. Cristian, più abituato ai trasferimenti, è sempre prodigo di suggerimenti e consigli. Così, come lo sono, sul campo, gli altri compagni della linea difensiva, Andrea e Luca (Congiu e Ricci) in particolare, perché più esperti e sempre disponibili. Di Rizzolo afferma: “Quando parla ti fa sentire in serie A dove lui è già stato”.